Via di Luce – Una Via di Rinascita dall’aborto

Raccolta di articoli sulla guarigione delle ferite del post aborto. Via di Luce si propone come percorso per trovare una Via di Rinascita dall’aborto.

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Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata

Qualche anno fa ho abortito, sono stata una vigliacca e me ne sono pentita subito. Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata.

Anche di fronte al fallimento totale, alla morte interiore e l’impossibilità di tornare indietro, Dio ha una soluzione nuova. Solo la misericordia di Dio può creare qualcosa di nuovo…

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Non ho il coraggio di confessare il mio aborto

Prima ero credente, ma da quando ho abortito non ho il coraggio di entrare in chiesa e confessare il mio aborto, un muro altissimo mi divide dal Signore

L’accoglienza gioiosa di Dio prende il soppravvento sul male commesso e riconosciuto e dà inizio ad una nuova vita.

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Un pensiero speciale a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto

Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.
La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata.

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Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata

“Qualche anno fa ho abortito, sono stata una vigliacca e me ne sono pentita subito, è da allora che cerco di avere un altro bambino ma non ci riesco, lo so che è quello che mi merito, non merito di diventare mamma dopo quello che ho fatto, è la giusta punizione. Credo che sia quel bambino che non ho voluto o Dio che mi sta punendo per quello che ho fatto. Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata.” (Sandra)

E’ comune di fronte al fallimento, al peccato, aspettarsi di dover “pagare” per quello che si è commesso, o quantomeno che qualche punizione debba avere luogo, ma il Signore non ragiona con la nostra stessa logica.

La punizione divina, nonostate il rimorso e il pentimento, sembra essere l’unica cosa giusta, sensata, che possa accadere, anzi che “dovrebbe accadere” senza nessun’altra possibilità: la misericordia di Dio appare addirittura come una cosa “ingiusta” perchè il disprezzo, il senso di indegnità e l’odio verso se stessi (a motivo di quello che si è compiuto) vengono inconsapevolmente proiettati su Dio: la persona pensa che Dio la guardi e la giudichi (o dovrebbe guardarla e giudicarla) come in realtà lei guarda e giudica se stessa. (Michielan, 2011)

Gesù non nega il male compiuto e la gravità del peccato, ma nello stesso tempo offre una possibilità nuova.
Dio ha il potere di rimettere, di togliere quello che l’uomo ha fatto di male. Il suo Amore è in grado di vincere la morte. Dio ci ama sempre, anche se abbiamo peccato, non ragiona con la nostra logica “colpa-condanna”, ma ci offre il suo perdono, la sua misericordia.

Lasciarsi amare da Dio è l’unica via per tornare a vivere.

Per noi donne  che abbiamo abortito, il primo pensiero è quello di sentirsi una persona indegna, orribile, proprio perchè si è stati capaci della cosa più grave che una mamma possa fare; emerge un senso di profonda solitudine e presto si radica in noi il pensiero di essere le uniche ad aver fatto questa cosa gravissima nel modo in cui loro lo abbiamo fatto. Spesso cadiamo in preda ad una vergogna e ad una disistima profonda nella quale diventa impossibile pensarsi come persona amabile, capace di ricevere il perdono perchè – si arriva a pensare – “nessuno, nemmeno Dio, può amare una persona che è arrivata a fare quello che ho fatto io”.
Il lasciarsi amare da Dio è il primo fondamentale passo da fare.

1 Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
2 Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, 4 si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. 6 Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» 7 Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». 8 Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». (Giovanni 13, 1-8)

Il primo passo di un autentico percorso spirituale non è il fare qualcosa per Dio ma lasciarsi amare da Lui; lasciarsi “lavare i piedi” significa lasciare che Dio ci raggiunga, ci ami per primo: se non si parte dall’accettazione di questo amore gratuito non si potrà “avere parte” al Suo amore e fare esperienza profonda di Lui.

L’amore gratuito è l’essenza stessa di Dio.

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Anche di fronte al fallimento totale, alla morte interiore e l’impossibilità di tornare indietro, Dio ha una soluzione nuova. Solo la misericordia di Dio può creare qualcosa di nuovo laddove il male consapevolmente commesso o l’errata valutazione della situazione ha comportato qualcosa di molto grave come il togliere la vita a qualcuno.

Dio Amore riconcilia a sè tra di loro le persone coinvolte in modo che ciascuno possa vivere quella vita nuova. Così grazie all’Amore di Dio, ogni mamma può ritrovare una comunione piena con il suo bambino che non ha mai visto la luce a motivo dell’aborto procurato. Solo l’Amore di Dio può realizzare questo capovolgimento di prospettiva

(Michielan, 2011)

Leggi come il Sacramento della Riconciliazione può aiutare a guarire le ferite dell’anima

 

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Non ho il coraggio di confessare il mio aborto

“Prima ero credente, ma da quando ho abortito non ho più il coraggio di entrare in chiesa, vorrei confessarmi ma mi sembra che ci sia un muro altissimo che ormai mi divide dal Signore” (Anna)

Per rispondere a queste parole ci torna utile ricordare la parabola del figliol prodigo. Come commenta Giovanni Paolo II (1984, n.5)

“Il Signore non aveva certo dimenticato il figlio, anzi gli aveva conservato intatti l’affetto e la stima. Così lo aveva sempre atteso e ora lo abbraccia, mentre dà il via alla grande festa del ritorno di “colui che era morto ed è risuscitato, era perduto ed è stato ritrovato”

L’accoglienza gioiosa di Dio prende il soppravvento sul male commesso e riconosciuto e dà inizio ad una nuova vita.

La riconciliazione è principalmente un dono del Padre Celeste (Giovanni Paolo II)

Avvicinarsi alla Riconciliazione attraverso il sacramento della penitenza è un punto fondamentale del percorso spirituale di rinascita per una donna o un uomo che hanno abortito.

Se è vero che non possiamo cambiare i fatti della vita, è vero che possiamo cambiare il senso che questi fatti hanno avuto per noi (Michielan, 2011).

Nel Sacramento della Penitenza o Riconciliazione è Cristo stesso che agisce, il confessore diventa così immagine di Dio Padre che accoglie e perdona colui che “ritorna”

Arrivato finalmente il mio turno, sono entrata nel confessionale e ho visto un sacerdote vestito di bianco, anziano, mi sono inginocchiata, trovandomi davanti i suoi occhi: erano chiari, piccoli ma molto profondi e pieni di amore; mi fissavano con tenerezza, al punto che mi è parso davvero di incontrare lo sguardo di Gesù.
Nel tentativo di iniziare a parlare, sono scoppiata in un forte pianto e, tra le lacrime, cercavo di raccontare le mie colpe e i miei dolori, iniziando dal macigno più grande. Mentre ne parlavo (per la prima volta in vita mia), ho sentito questo enorme peso uscire fuori da me.
Il sacerdote ha percepito tutto il mio dolore e la mia disperazione e mi ha abbracciata, come nessuno mai aveva fatto prima, nemmeno mio padre. Poi, dandomi un bacio sulla testa, mi ha detto: “Dio ama, Dio perdona”.
Al che gli ho chiesto: “Ma veramente Dio può perdonarmi?”. Il confessore mi ha risposto ripetendomi per ben 7 volte: “Dio ama, Dio perdona”. In quel momento mi sono sentita molto amata e perdonata, il mio cuore si è aperto e vi è entrata una grande felicità! Continua a leggere la storia di Paola.

E’ la certezza che quel peccato è stato tolto, cancellato, dando la possibilità di una nuova comunione di grazia che porta pace e consolazione. (Michielan 2011)

Ciò che è umanamente impossibile, è possibile invece a Dio (Lc 1,37; Mc 10,27)

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Un pensiero speciale a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto

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Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.

La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata.

In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.

Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua Verità.

Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino.

Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo.

[Evangelium vitae 99, Santo Papa Giovanni Paolo II]

Monumento ai Bambini Non Nati

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Il 28 ottobre 2011, nella località Bardejovska Nova Ves, in Slovacchia, è stato inaugurato il monumento del bambino non nato di un giovane scultore di questo paese: Martin Hudáček. L’artista è di Banska Bystrica, al centro della Slovacchia. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il ministro della Salute slovacco, MD. Ivan Uhliarik.
Il monumento non solo esprime il rammarico e il pentimento delle madri che hanno abortito, ma anche il perdono e l’amore del bambino non nato verso sua madre. L’idea di realizzare un monumento ai bambini non nati è stata di un gruppo di giovani donne (Movimento di Preghiera delle Mamme), madri che sono consapevoli del valore di ogni vita umana e dei danni che si infliggono, non solo nella perdita irreparabile dei bimbi non nati, ma per il declino permanente della salute mentale (e a volte fisica) di ogni donna che decide, spinta da diverse situazioni, ad abortire suo figlio.