Sono incinta | Angoscia

Quali sono le conseguenze psichiche dell’aborto?

Estratto da “50 domande e risposte sul post aborto” di Cinzia Baccaglini, psicoterapeuta

Le conseguenze psichiche dell’aborto possono dare esito a 3 quadri clinici:

  1. Psicosi post-aborto: quadro di scollamento della realtà di natura psichiatrica che si sviluppa immediatamente dopo l’aborto e può durare oltre i 6 mesi
  2. Disturbo da stress post-abortivo (PTSD): si sviluppa a partire dai 3 ai 6 mesi dopo l’aborto e presenta i sintomi tipici dei reduci del Vietnam: risvegli notturni, incubi, tachicardia, aumento dell’ansia, allucinazioni olfattive, uditive, visive, pensieri e immagini intrusive (flashback), irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme, somatizzazioni.
  3. Sindrome post aborto (PAS): può insorgere sia subito dopo l’evento aborto, ma anche a distanza di anni, persino di decenni, con incapacità di provare emozioni, distacco degli affetti, disturbi della comunicaizone, del pensiero, dell’alimentazione, della sfera sessuale, neurovegetativi, fobici, disturbi d’ansia, depressione, pensieri suicidari, tentativi di suicidio, disturbi del sonno, inizio o aumento di uso di sostanze stupefacenti, alco o psicofarmaci.

Quali sono quindi i sintomi più ricorrenti di una Sindrome Post Aborto?

Spesso una donna che ha abortito ha fenomeni di rivisitazione incontrollata e negativa dell’evento dell’aborto, per esempio attraverso ricordi improvvisi, incubi, dolore intenso e reazioni nel giorno dell’anniversario.

Nel vano tentativo di evitare o addiritturare negare i propri ricordi e il dolore emotivo privato, crea una “barriera” con il mondo, riducendo le proprie reazioni nei confronti degli altri e del proprio ambiente.

Mi sentivo dentro il vuoto. Ricordo che a volte mi capitava di guidare la macchina e di sentire il desiderio di cambiare corsia, di buttarmi sotto un camion. La mia famiglia per me era già un corpo estraneo, lontana. Continua a leggere la storia di Diana

Molto spesso, inoltre, avverte un grande senso di colpa per essere sopravvissuta a quell’esperienza.

Ci sono donne che avvertono subito questo profondo dolore e mancanza, magari perchè costrette dal partner o dalla situazione, ma la giustificazione “non potevo fare altrimenti” non è sufficiente a colmare il vuoto di un figlio ucciso.

Mentre le lacrime scendevano inarrestabili sul mio volto, ho pensato che Dio non mi avrebbe mai perdonata per l’orribile atto che stavo per compiere. Quando ho fatto ritorno a casa, ho portato dentro di me un dolore immenso che non mi ha più lasciata. Continua a leggere la storia di Paola.

Altre donne, solo a seguito del tempo che passa e di altri avvenimenti della vita, sia positivi che negativi (morte di altri figli, dei genitori, del padre del bambino, nascita di un nipotino, gravidanza di amiche, entrata in menopausa) avvertono questa frattura della coscienza e prendono consapevolezza di ciò che realmente sentono per quel fatto accaduto, magari anche decenni prima, e rimasto a lungo latente. Altre ancora si mettono faccia a faccia con l’aborto del proprio bimbo persino in punto di morte.

Non lasciavo che mio marito mi conoscesse e mi amasse davvero fino in fondo perché percepivo di essere sporca, di essere cattiva e di non meritare davvero di essere felice. Abbiamo cominciato una terapia di coppia che mi ha fatto capire cos’era ciò che mi bloccava: era proprio quell’aborto che avevo fatto 12 anni prima, che pensavo completamente superato ma non lo era affatto. Continua a leggere la storia di Emma

 

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