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Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata

“Qualche anno fa ho abortito, sono stata una vigliacca e me ne sono pentita subito, è da allora che cerco di avere un altro bambino ma non ci riesco, lo so che è quello che mi merito, non merito di diventare mamma dopo quello che ho fatto, è la giusta punizione. Credo che sia quel bambino che non ho voluto o Dio che mi sta punendo per quello che ho fatto. Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata.” (Sandra)

E’ comune di fronte al fallimento, al peccato, aspettarsi di dover “pagare” per quello che si è commesso, o quantomeno che qualche punizione debba avere luogo, ma il Signore non ragiona con la nostra stessa logica.

La punizione divina, nonostate il rimorso e il pentimento, sembra essere l’unica cosa giusta, sensata, che possa accadere, anzi che “dovrebbe accadere” senza nessun’altra possibilità: la misericordia di Dio appare addirittura come una cosa “ingiusta” perchè il disprezzo, il senso di indegnità e l’odio verso se stessi (a motivo di quello che si è compiuto) vengono inconsapevolmente proiettati su Dio: la persona pensa che Dio la guardi e la giudichi (o dovrebbe guardarla e giudicarla) come in realtà lei guarda e giudica se stessa. (Michielan, 2011)

Gesù non nega il male compiuto e la gravità del peccato, ma nello stesso tempo offre una possibilità nuova.
Dio ha il potere di rimettere, di togliere quello che l’uomo ha fatto di male. Il suo Amore è in grado di vincere la morte. Dio ci ama sempre, anche se abbiamo peccato, non ragiona con la nostra logica “colpa-condanna”, ma ci offre il suo perdono, la sua misericordia.

Lasciarsi amare da Dio è l’unica via per tornare a vivere.

Per noi donne  che abbiamo abortito, il primo pensiero è quello di sentirsi una persona indegna, orribile, proprio perchè si è stati capaci della cosa più grave che una mamma possa fare; emerge un senso di profonda solitudine e presto si radica in noi il pensiero di essere le uniche ad aver fatto questa cosa gravissima nel modo in cui loro lo abbiamo fatto. Spesso cadiamo in preda ad una vergogna e ad una disistima profonda nella quale diventa impossibile pensarsi come persona amabile, capace di ricevere il perdono perchè – si arriva a pensare – “nessuno, nemmeno Dio, può amare una persona che è arrivata a fare quello che ho fatto io”.
Il lasciarsi amare da Dio è il primo fondamentale passo da fare.

1 Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
2 Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, 4 si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. 6 Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» 7 Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». 8 Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». (Giovanni 13, 1-8)

Il primo passo di un autentico percorso spirituale non è il fare qualcosa per Dio ma lasciarsi amare da Lui; lasciarsi “lavare i piedi” significa lasciare che Dio ci raggiunga, ci ami per primo: se non si parte dall’accettazione di questo amore gratuito non si potrà “avere parte” al Suo amore e fare esperienza profonda di Lui.

L’amore gratuito è l’essenza stessa di Dio.

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Anche di fronte al fallimento totale, alla morte interiore e l’impossibilità di tornare indietro, Dio ha una soluzione nuova. Solo la misericordia di Dio può creare qualcosa di nuovo laddove il male consapevolmente commesso o l’errata valutazione della situazione ha comportato qualcosa di molto grave come il togliere la vita a qualcuno.

Dio Amore riconcilia a sè tra di loro le persone coinvolte in modo che ciascuno possa vivere quella vita nuova. Così grazie all’Amore di Dio, ogni mamma può ritrovare una comunione piena con il suo bambino che non ha mai visto la luce a motivo dell’aborto procurato. Solo l’Amore di Dio può realizzare questo capovolgimento di prospettiva

(Michielan, 2011)

Leggi come il Sacramento della Riconciliazione può aiutare a guarire le ferite dell’anima

 

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Non ho il coraggio di confessare il mio aborto

“Prima ero credente, ma da quando ho abortito non ho più il coraggio di entrare in chiesa, vorrei confessarmi ma mi sembra che ci sia un muro altissimo che ormai mi divide dal Signore” (Anna)

Per rispondere a queste parole ci torna utile ricordare la parabola del figliol prodigo. Come commenta Giovanni Paolo II (1984, n.5)

“Il Signore non aveva certo dimenticato il figlio, anzi gli aveva conservato intatti l’affetto e la stima. Così lo aveva sempre atteso e ora lo abbraccia, mentre dà il via alla grande festa del ritorno di “colui che era morto ed è risuscitato, era perduto ed è stato ritrovato”

L’accoglienza gioiosa di Dio prende il soppravvento sul male commesso e riconosciuto e dà inizio ad una nuova vita.

La riconciliazione è principalmente un dono del Padre Celeste (Giovanni Paolo II)

Avvicinarsi alla Riconciliazione attraverso il sacramento della penitenza è un punto fondamentale del percorso spirituale di rinascita per una donna o un uomo che hanno abortito.

Se è vero che non possiamo cambiare i fatti della vita, è vero che possiamo cambiare il senso che questi fatti hanno avuto per noi (Michielan, 2011).

Nel Sacramento della Penitenza o Riconciliazione è Cristo stesso che agisce, il confessore diventa così immagine di Dio Padre che accoglie e perdona colui che “ritorna”

Arrivato finalmente il mio turno, sono entrata nel confessionale e ho visto un sacerdote vestito di bianco, anziano, mi sono inginocchiata, trovandomi davanti i suoi occhi: erano chiari, piccoli ma molto profondi e pieni di amore; mi fissavano con tenerezza, al punto che mi è parso davvero di incontrare lo sguardo di Gesù.
Nel tentativo di iniziare a parlare, sono scoppiata in un forte pianto e, tra le lacrime, cercavo di raccontare le mie colpe e i miei dolori, iniziando dal macigno più grande. Mentre ne parlavo (per la prima volta in vita mia), ho sentito questo enorme peso uscire fuori da me.
Il sacerdote ha percepito tutto il mio dolore e la mia disperazione e mi ha abbracciata, come nessuno mai aveva fatto prima, nemmeno mio padre. Poi, dandomi un bacio sulla testa, mi ha detto: “Dio ama, Dio perdona”.
Al che gli ho chiesto: “Ma veramente Dio può perdonarmi?”. Il confessore mi ha risposto ripetendomi per ben 7 volte: “Dio ama, Dio perdona”. In quel momento mi sono sentita molto amata e perdonata, il mio cuore si è aperto e vi è entrata una grande felicità! Continua a leggere la storia di Paola.

E’ la certezza che quel peccato è stato tolto, cancellato, dando la possibilità di una nuova comunione di grazia che porta pace e consolazione. (Michielan 2011)

Ciò che è umanamente impossibile, è possibile invece a Dio (Lc 1,37; Mc 10,27)

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Un pensiero speciale a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto

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Un pensiero speciale vorrei riservare a voi, donne che avete fatto ricorso all’aborto.

La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata.

In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto.

Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua Verità.

Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino.

Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita. Attraverso il vostro impegno per la vita, coronato eventualmente dalla nascita di nuove creature ed esercitato con l’accoglienza e l’attenzione verso chi è più bisognoso di vicinanza, sarete artefici di un nuovo modo di guardare alla vita dell’uomo.

[Evangelium vitae 99, Santo Papa Giovanni Paolo II]

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“Neanch’io ti condanno” | Il perdono come dono

Giovanni 8,1-11

Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?” Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei” E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più“.

 

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Credo che l’incontro di Gesù con la donna adultera, sia uno degli incontri più toccanti che troviamo nel Vangelo. Si sente una grande umanità passare da Gesù alla donna e la possiamo attribuire alla qualità divina del Signore. Questo incontro avviene in una situazione dove ci sono dei conflitti. La donna viene portata da Gesù da chi vuole accusare Gesù, c’è un dissidio con Dio, c’è un contesto di lotta tra l’umanità presuntuosa e Dio. Entrando in questo brano, vorrei che noi tenessimo l’incontro come chiave di lettura e di ascolto. Siamo nel cuore dell’esperienza della fede; alla base dell’esperienza cristiana c’è, non una filosofia, un’ideologia, ma un incontro. C’è un incontro di Gesù con questa donna, la donna va da Gesù, non perchè abbia preso lei l’iniziativa ma, perchè viene portata dove Gesù sta insegnando, e posta in mezzo.

Non è la persona che va da Gesù, l’iniziativa è di Dio, è Lui che prende l’iniziativa dell’incontro. Gesù la perdona, anche se non era stata la donna a cercare Gesù e tanto meno il suo perdono.

Alla fine lei si ritrova questo dono, le viene dato di fare un’esperienza del tutto sorprendente, al di fuori di ogni sua attesa, di ogni sua aspettativa. Attraverso gli uomini che la conducono a Gesù, si manifesta l’iniziativa di Dio nei confronti di questa donna. Sappiamo che la legge ebraica condannava l’adulterio; questa donna peccatrice si trovava di fronte alla condanna a morte. Qui troviamo gli elementi che pongono la vita di fronte al suo senso ultimo, di fronte ai suoi estremi vita/morte, possiamo immaginare il dramma di questa donna.

“Tu che ne dici Gesù?” scribi e farisei hanno la legge davanti e con questa legge giudicano la donna ma, chiedevano questo per mettere alla prova Gesù. Lui si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra. Il gesto di Gesù, lo scrivere per terra, è un gesto misterioso. Pensandoci mi viene che Gesù è l’incarnazione di Dio, è Dio fatto uomo, è il cielo che è venuto a toccare la terra e Gesù scrivendo per terra sembra quasi voler dire che adesso sta scrivendo la storia, una storia nuova. Come nel Sinai Dio ha scritto le tavole della legge, così qui Dio, in Gesù, scrive la nuova legge. Il contenzioso si fonda sulla legge, qui Gesù sta dicendo attenzione la legge sono io, la legge non è semplicemente un codice di norme scritte, sono io, la mia persona, la relazione con me è il punto focale. La chiave di lettura dell’incontro riemerge.

Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, Gesù si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Qui Gesù fa un’affermazione tra le più potenti: chi di voi è senza peccato la uccida, chi è l’uomo che può arrogarsi il diritto di decidere della vita di un altro? Non esiste uomo che può decidere della vita di un’altra persona umana. Solo Gesù è senza peccato, solo lui potrebbe scagliare questa pietra. Attraverso la legge stessa, Gesù rivela se stesso come la legge e attraverso la legge, porta gli interlocutori a guardarsi dentro. Guardatevi dentro e chiedetevi chi è senza peccato. L’incontro con Gesù porta a chiarire chi è Dio e chi è l’uomo. Dio è il santo, l’uomo è il miserabile, il peccatore. Quelli udito ciò, se ne andarono uno per uno cominciando dai più anziani. Se ne vanno via tutti e resta solo la peccatrice davanti a lui. E’ una scena da brividi perché si vede la potenza della parola di Gesù che fa luce e allontana coloro che respingono l’azione purificatrice di questa luce.

Resta la donna che inizialmente non aveva nessuna idea, forse voleva continuare il suo rapporto con quell’uomo, resta lei aperta al dono della misericordia di Dio.

Restano solo loro due e Gesù prende l’iniziativa “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Con queste domande Gesù provoca una riflessione. La riflessione qui è semplice, la donna è stata liberata perchè nessuno l’ha condannata, è avvenuta una prima liberazione. “Neanch’io ti condanno” è la liberazione radicale, “Va’ e d’ora in poi non peccare più” è il mandato.

Ti è stata fatta misericordia, c’è un legame nuovo con Dio nella persona di Gesù, vivi, coltiva per sempre questo legame , vivilo e coltivalo come un incontro luminoso.

“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce delle vita”.

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In questo non peccare più c’è il riferimento diretto all’adulterio, ma quando si trasgredisce un comandamento, si trasgrediscono anche gli altri sostanzialmente. Commettere adulterio vuol dire anche offendere Dio, trasgredire il primo comandamento, ci fa cadere nell’idolatria.

Questa donna dovrà lavorare sul senso della dignità della propria persona, sul senso della dignità della sessualità. Dovrà pensare al senso della sua vocazione di donna, sposa e madre.

In questo non peccare più si può vedere il compito che Gesù affida alla donna: vivi e impara il senso della tua dignità di persona umana, il senso dell’amore umano, quindi della tua vocazione ad essere sposa e madre.

Questo vale anche per la vita consacrata.

 

Ci sono elementi importanti per il cammino di un gruppo come il nostro. Un primo punto è la questione della spiritualità e cioè la realtà dell’incontro con Gesù, la realtà fondante. La domanda da porsi è, come vogliamo coltivare la spiritualità? Vogliamo dare un orientamento alla nostra spiritualità? Un secondo punto riguarda le tappe del cammino di crescita verso quel non peccare più, la realizzazione del non peccare più. Quali sono le tappe per vivere l’esperienza della divina misericordia? La riscoperta del senso della propria identità, del senso dell’amore umano che abbiamo ferito.

A monte di un aborto c’è una sessualità mal gestita e quindi l’esperienza di un amore umano ferito che occorre ritrovare.

Poi c’è l’idea della vocazione, a che cosa siamo chiamati? Quale progetto siamo chiamati a realizzare? Quel non peccare più ci chiede una testimonianza, che testimonianza siamo chiamati a dare?!

Obiettivo è quello di cercare le basi da mettere per il nostro gruppo avendo la consapevolezza che se questo gruppo è voluto da Dio le basi le ha già poste lui, noi le dobbiamo riconoscere. Non dobbiamo inventarle ma riconoscerle e più le sappiamo riconoscere più c’è una corrispondenza alla verità, all’amore e quindi un maggiore rispetto alla dignità di ciascuno di noi.

Perchè ciò che Gesù ammonisce è l’arbitrarietà, il mettere se stessi al centro e condizionare tutto il resto a partire da se stessi, “decido io quello che dovete fare” àià sperimentato, non funziona. Dobbiamo tutti sottostare ad una verità più grande di noi, che ci precede, ci sorprende, ci ispira, alla quale obbedire costantemente. Quindi ci vuole un po’ di pazienza, non si risolve nell’arco di un incontro ma con il tempo e con una femminile pazienza.

Don Massimo 21 marzo 2015

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Anche tu sei degno di fiducia | L’esperienza della misericordia di Gesù

Prima lettera a Timoteo 1,12-17

Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.!
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perchè Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.  Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

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Gli incontri più significativi che ho in confessionale, sono con le donne che confessano di aver abortito. La posta in gioco nella confessione è la consapevolezza di aver disposto della vita di un’altra persona. “Io ho deciso della vita e della morte di una persona”. Questo è un dramma che emerge e per questo non può che essere un momento di grande intensità. Ho sempre sperimentato questi incontri come un grande dono per me. Ho degli incontri di una portata simile, quando mi trovo adascoltare persone che portano dentro delle ferite collegate ad esperienze affettive e sessuali sbagliate, a volte drammatiche, come il caso di violenze subite. Dando uno sguardo complessivo alla mia esperienza confessionale, vedo che le esperienze più forti sono quelle collegate alla dimensione affettiva, sessuale e generativa. L’amore umano è veramente la cosa più importante che noi abbiamo. Quando l’amore umano viene tradito lascia delle grandi ferite che però, una volta che si lasciano visitare dall’amore misericordioso di Dio, si trasformano in un grande dono e il primo a ricevere questo grande dono è la persona del confessore. Le donne che hanno abortito, che si sono pentite e che confessano questo, rappresentano un dono per il confessore, per tutta la chiesa e la società stessa.

 

E’ importante comprendere che voi come me, come tutti, avete una chiamata da Dio e che siete a vostra volta chiamate a rispondere.

Il senso del nostro cammino lo vedrei così: noi abbiamo fatto un’esperienza nella nostra vita, ad un certo punto abbiamo avuto una Luce, questa Luce ci interpella, ci chiama; è la chiamata di Dio.

Come vogliamo rispondere? Potrebbe essere questa la domanda che guida e dà senso al nostro essere qui, al nostro trovarci. Come possiamo rispondere alla chiamata che Dio ci fa, a partire dalle esperienze, anche molto dolorose che abbiamo vissuto? Che cosa vuole Dio da me?!

 

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Possiamo approfondire questa idea della chiamata, ricorrendo all’esperienza di Paolo nella prima lettera a Timoteo. Paolo in tutto questo testo ci comunica la gratitudine, il sentimento di un’esperienza gratuita che lo rende grato. Lui rende grazie a colui che lo ha reso forte. Paolo era già forte di suo, un temperamento caldo, combattivo.  Tuttavia Paolo dice di sperimentare una forza che non viene da lui, è una forza che gli è stata donata. Prima era un bestemmiatore, un persecutore, un violento. La sua era una forza distruttiva, ma quella non è forza. La vera forza è quella che ha ricevuto da Gesù Cristo e che gli permette di stare nella persecuzione, sotto la violenza. La forza che il Signore dà, ci permette di prendere la croce ogni giorno e di seguirlo. Paolo è reso forte da Gesù Cristo che lo ha giudicato degno di fiducia mettendolo al Suo servizio. Ecco la chiamata, il senso della chiamata. Ci viene trasmessa quella che, in psicologia, si dice una positiva consapevolezza di sé stessi. Gesù Cristo lo ha giudicato degno di fiducia, ecco la positività che emerge quando si fa l’esperienza di essere travolti dall’amore misericordioso di Dio. Capiamo il nostro valore alla luce del piano di Dio. Nonostante Paolo fosse un bestemmiatore, un persecutore, un violento, il Signore è entrato nella sua vita e lo ha rivoltato come un calzino, lo ha capovolto, gli ha fatto fare una rivoluzione radicale, profonda. Paolo chiama  questa esperienza “mi è stata usata misericordia”.

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Paolo, pur essendo fariseo formato alla scuola di Gamaliele, ha la consapevolezza di essere un teologo ignorante “agivo per ignoranza, lontano dalla fede”. La grazia del Signore, ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù, come se uno venisse travolto da una valanga di Grazia, di fronte alla quale si sente piccolissimo, impotente. “Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti”, Paolo ha la consapevolezza di una realtà che ha un fondamento in se stessa, è degna di fede.

Proprio così, degna di fede proprio perchè Via, Verità e Vita. Questa Verità sta in piedi da se stessa; è fondata su se stessa e perciò è degna di fede e di essere accolta da tutti, altrimenti non sarebbe Verità.

Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali è Paolo. Gesù Cristo ha voluto in lui per primo dimostrare tutta quanta la sua magnanimità. Paolo riprende l’idea della gratuità dell’esperienza dell’amore di Dio e chiarisce che questa esperienza non è per se ma è per gli altri “perchè io fossi di esempio”.

 

In questo brano si ritrovano gli elementi essenziali per un gruppo come il nostro. L’esperienza dell’Amore Misericordioso che ci ha prevenuti, ci ha chiamati e ci ha portati ad un percorso di conversione da una situazione dove siamo stati anche noi, in un certo senso, bestemmiatori, persecutori e violenti. Negare una vita è bestemmiare Dio, negare la vita vuol dire voler prendere il posto di Dio, voler essere padroni.  Ma solo Dio è padrone della vita, noi non possiamo decidere della vita di un altro. Quindi il Signore ci ha preso da esperienze di questo tipo, ci ha fatto sentire la ricchezza del suo amore misericordioso e ci chiama ad essere esempio per quelli che crederanno, in funzione della vita eterna.

I vostri bambini possiedono già la vita eterna, perchè hanno subito un martirio, hanno ricevuto potremmo dire, il battesimo di sangue. Sono il prezzo di una società idolatra, di una società che nega Dio perciò, anche se non sono nati, sono degli innocenti come appunto i martiri e dunque hanno la vita eterna. Questo è il prezzo che la nostra società vuole far pagare a chi non accetta Dio e si lascia andare all’idolatria della materialità.

Un gruppo come il nostro ha degli alleati molto forti, in questo cammino alla quale tutti siamo chiamati a testimoniare, in funzione della vita eterna!

La conversione e la vocazione di Paolo potrebbe essere il brano che potremmo tenere presente, perchè può aiutarci a scavare in profondità e farci fare il cammino con l’obiettivo di capire cosa Dio vuole da noi.

Don Massimo  21 febbraio 2015