1974, Calcutta, West Bengal, India  --- Mother Teresa with a child from the orphanage she operates in Calcutta. Mother Teresa (Agnes Gonxha Boyaxihu), the Roman Catholic-Albanian nun revered as India's "Saint of the Slums," was awarded the 1979 Nobel Peace Prize.  --- Image by © Nik Wheeler/Sygma/Corbis

Ama – Madre Teresa di Calcutta

Ama finchè non ti fa male,

e se ti fa male,

proprio per questo sarà meglio.

Perchè lamentarsi?

Se accetti la sofferenza

e la offri a Dio, ti darà gioia.

La sofferenza

è un grande dono di Dio:

chi l’accoglie,

chi ama con tutto il cuore,

chi offre se stesso

ne conosce il valore

(Madre Teresa di Calcutta)

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Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata

“Qualche anno fa ho abortito, sono stata una vigliacca e me ne sono pentita subito, è da allora che cerco di avere un altro bambino ma non ci riesco, lo so che è quello che mi merito, non merito di diventare mamma dopo quello che ho fatto, è la giusta punizione. Credo che sia quel bambino che non ho voluto o Dio che mi sta punendo per quello che ho fatto. Mi merito il peggio, non sono degna di essere perdonata.” (Sandra)

E’ comune di fronte al fallimento, al peccato, aspettarsi di dover “pagare” per quello che si è commesso, o quantomeno che qualche punizione debba avere luogo, ma il Signore non ragiona con la nostra stessa logica.

La punizione divina, nonostate il rimorso e il pentimento, sembra essere l’unica cosa giusta, sensata, che possa accadere, anzi che “dovrebbe accadere” senza nessun’altra possibilità: la misericordia di Dio appare addirittura come una cosa “ingiusta” perchè il disprezzo, il senso di indegnità e l’odio verso se stessi (a motivo di quello che si è compiuto) vengono inconsapevolmente proiettati su Dio: la persona pensa che Dio la guardi e la giudichi (o dovrebbe guardarla e giudicarla) come in realtà lei guarda e giudica se stessa. (Michielan, 2011)

Gesù non nega il male compiuto e la gravità del peccato, ma nello stesso tempo offre una possibilità nuova.
Dio ha il potere di rimettere, di togliere quello che l’uomo ha fatto di male. Il suo Amore è in grado di vincere la morte. Dio ci ama sempre, anche se abbiamo peccato, non ragiona con la nostra logica “colpa-condanna”, ma ci offre il suo perdono, la sua misericordia.

Lasciarsi amare da Dio è l’unica via per tornare a vivere.

Per noi donne  che abbiamo abortito, il primo pensiero è quello di sentirsi una persona indegna, orribile, proprio perchè si è stati capaci della cosa più grave che una mamma possa fare; emerge un senso di profonda solitudine e presto si radica in noi il pensiero di essere le uniche ad aver fatto questa cosa gravissima nel modo in cui loro lo abbiamo fatto. Spesso cadiamo in preda ad una vergogna e ad una disistima profonda nella quale diventa impossibile pensarsi come persona amabile, capace di ricevere il perdono perchè – si arriva a pensare – “nessuno, nemmeno Dio, può amare una persona che è arrivata a fare quello che ho fatto io”.
Il lasciarsi amare da Dio è il primo fondamentale passo da fare.

1 Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
2 Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava, 4 si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto. 6 Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?» 7 Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». 8 Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». (Giovanni 13, 1-8)

Il primo passo di un autentico percorso spirituale non è il fare qualcosa per Dio ma lasciarsi amare da Lui; lasciarsi “lavare i piedi” significa lasciare che Dio ci raggiunga, ci ami per primo: se non si parte dall’accettazione di questo amore gratuito non si potrà “avere parte” al Suo amore e fare esperienza profonda di Lui.

L’amore gratuito è l’essenza stessa di Dio.

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Anche di fronte al fallimento totale, alla morte interiore e l’impossibilità di tornare indietro, Dio ha una soluzione nuova. Solo la misericordia di Dio può creare qualcosa di nuovo laddove il male consapevolmente commesso o l’errata valutazione della situazione ha comportato qualcosa di molto grave come il togliere la vita a qualcuno.

Dio Amore riconcilia a sè tra di loro le persone coinvolte in modo che ciascuno possa vivere quella vita nuova. Così grazie all’Amore di Dio, ogni mamma può ritrovare una comunione piena con il suo bambino che non ha mai visto la luce a motivo dell’aborto procurato. Solo l’Amore di Dio può realizzare questo capovolgimento di prospettiva

(Michielan, 2011)

Leggi come il Sacramento della Riconciliazione può aiutare a guarire le ferite dell’anima

 

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Perchè soffro così dopo l’aborto? – Da cosa nasce la sofferenza post aborto

Una donna che abortisce sa almeno due cose:
– che prima aspettava un bambino che con l’aborto non c’è più
– anche se lo rimuove, lo nega, lo allontana con termini sempre più scientifici come “ho una gravidanza in atto”, lei sa che quello è suo figlio, anche se non voluto, anche se non desiderato ma è stato, è e sarà sempre suo figlio

(Cinzia Baccaglini, Psicoterapeuta “50 domande e risposte sul post aborto”)

Nessuna donna che abbia abortito volontariamente dirà mai “ho abortito un embrione di pochi centimetri” ma “ho ucciso il mio bambino”. Questo perchè la donna percepisce di essere madre, percepisce la presenza del figlio, prima ancora di averne la conferma medica. Allo stesso modo percepisce l’assenza anche se il figlio è stato abortito a poche settimane dal concepimento.

Ecco da cosa nasce questa grande sofferenza post aborto: dalla consapevolezza, magari ancora inconscia, di aver perso il proprio bambino. Per questo uno dei primi importanti passi da compiere per riuscire a guarire questa ferita è riconoscere la dignità di quel bambino, dandogli un nome.

Leggi come Emma è riuscita a dare un nome al proprio bambino.